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Il Decreto Pelle è stato formalmente e definitivamente approvato dal Governo italiano lo scorso 28 maggio 2020 dopo una lunga e caparbia attività di sensibilizzazione da parte di UNIC.
Tra le misure che prevede il DL che entrerà in vigore il 24 ottobre, spiega UNIC, “oltre a una definizione dei termini pelle e cuoio più corretta e in linea con la normativa comunitaria e tecnica, c’è l’espresso divieto dell’uso delle parole pelle e cuoio”.
Un divieto esteso “anche a prefissi o suffissi, per identificare materiali non derivati da spoglie di animali, come oggi avviene con i non ortodossi termini ecopelle, vegan leather e simili utilizzati per materiali sintetici”.
Per i conciatori italiani si tratta del “coronamento della lunga battaglia sull’uso corretto della terminologia conciaria”. “La determinazione con cui abbiamo perseguito questo traguardo ci rende particolarmente orgogliosi – ha commentato il presidente UNIC, Gianni Russo – La perseveranza e la determinazione della nostra associazione sono state premiate”.
Finalmente con questo decreto sarà chiaro quando si tratta di vera pelle, la concia della pelle al contrario di quanto si crede è molto più “ecologica” dei prodotti sintetici, derivati il più delle volte dal petrolio, infatti questi prodotti non sono riciclabili e la lavorazione per ottenerli e molto nociva per l’ambiente.
Mentre la Vera pelle si ottiene dal pellame di animali destinati al macello, quindi viene riutilizzato dal settore dell’abbigliamento invece di essere smaltito, una lavorazione vegetale nel rispetto dell’ambiente ha un impatto minimo in termini di inquinamento ambientale.